PREISTORIA

Gli antenati degli attuali estoni, che parlavano la lingua ugro- finnica, vivevano in questa terra già 3000 anni prima di Cristo. Perciò, gli Estoni possono essere considerati una delle popolazioni stanziali più antiche d’Europa.

L’origine del nome Eesti deriva dallo storico romano Tacito che nel I secolo dopo Cristo descrisse un popolo chiamato “Aestii”, descrivendoli come un popolazione che venerava le statue di una dea e cacciava i cinghiali con bastoni di legno e attrezzi di ferro.

PREISTORIA

DOMINIO TEDESCO E DANESE

La posizione strategica tra l’Europa occidentale e la Russia era interessante per i ricchi mercanti tedeschi e dato che attorno alla fine del XII secolo l’Estonia era uno dei pochi Paesi d’Europa ancora pagani, i Crociati tedeschi e danesi ebbero una buona scusa per conquistarlo: quella di portarvi il Cristianesimo.

L’aristocrazia tedesca formò la classe nobile e portò le sue conoscenze e i suoi contatti in Estonia. Nel XIV secolo, molte città estoni divennero parte della famosa Lega Anseatica, alleanza mercantile e militare delle ricche città del Nord Europa, che contribuì al rapido sviluppo del Paese.

L’epoca della prosperità terminò con la guerra di Livonia, che scoppiò nella metà del XVI secolo quando Ivan il Terribile, autoproclamatosi primo zar di Russia, era determinato di ampliare il proprio impero verso ovest. L’Estonia divenne una terra contesa tra Russia, Polonia, Svezia e Danimarca; la guerra terminò con la vittoria della Svezia, della Danimarca e della Polonia, che si spartirono il Paese.

DOMINIO SVEDESE E RUSSO

Nei secoli successivi, l’Estonia fu sotto il dominio svedese ed attraversò un periodo di pace e prosperità. Per la maggiornaza dei contadini estoni le condizioni di vita non migliorarono molto, ma le città crebbero e prosperarono grazie al commercio, favorendo una rapida crescita economica dopo le devastazioni del periodo bellico. Il re svedse Carlo XI compì dei tentativi per abolire la servitù della gleba nelle tenute della corona estone (In Svezia i contadini erano liberi), ma incontrò la tenace opposizione dell'aristocrazia locale baltico-tedesca.

Il dominio svedese terminò nel 1710 quando l’Estonia fu conquistata dai Russi durante la Grande Guerra del Nord e divenne parte dell’impero russo per 200 anni. Lo zar di Russia, che aveva tentato per secoli di guadagnare l’accesso al Mar Baltico, finalmente raggiunse il suo obiettivo.

Lo zar Pietro I desiderava dare al Paese un aspetto più europeo e guardava a questa provincia baltica come esempio per il resto dell’impero. La nobiltà baltico – tedesca, che era ancora la classe dirigente in Estonia, iniziò ad avere grande influenza a San Pietroburgo, la nuova capitale russa che venne costruita vicino all’Estonia, a soli 150 km dalla frontiera.

Attorno al 1816, quando la servitù della gleba venne abolita, gli estoni cominciarono a sentirsi una nazione: si formò gradualmente una intelligentia nazionale, e iniziò la protesta contro la repressione della popolazione locale. Il governo zarista rispose a questa presa di coscienza nazionale con una politica di “russificazione”.

Ma il seme era stato gettato e gli estoni non intendevano abbandonare il loro sogno di diventare una nazione libera.

INDIPENDENZA E OCCUPAZIONE SOVIETICA

Grazie alla situazione politica della Prima Guerra Mondiale e alla rivoluzione russa del 1905, l’Estonia ebbe finalmente l’occasione per dichiararsi indipendente. Il Comitato di Salvezza Estone, preseduto da Konstantin Päts , che in seguito sarebbe diventato presidente dal Paese, promulgò il manifesto dell’Indipendenza il 24 febbraio del 1918.

Questo primo periodo di indipendenza sfortunatamente durò soltanto vent’anni, perché la Seconda Guerra Mondiale sconvolse l’Europa. Un protocollo segreto firmato dalla Germania e dall’Unione Sovietica, noto come patto Molotov-Ribbentrop, consegnò l’Estonia e gli altri Stati Baltici alla sfera d’influenza sovietica. Nel 1939, vi venne costruita la prima base militare: dal 1940 l’Estonia venne occupata e, contro il volere della popolazione, annesso all’Unione Sovietica.

I successivi 50 anni furono difficili per gli estoni, a causa della intensa politica di russificazione, delle deportazioni di massa, della distruzione del patrimonio nazionale estone e della repressione di ogni tipo di libertà di espressione culturale. L’intelligence estone, che era riuscita a scappare prima dell’occupazione, continuava a tenere vivo lo spirito nazionale dall’estero, sperando in giorni migliori, mentre coloro che restavano venivano perseguitati brutalmente e anche giustiziati, con l’accusa di mancata lealtà all’impero sovietico.

INDIPENDENZA E OCCUPAZIONE SOVIETICA

RESTAURO DELL’INDIPENDENZA

Alla fine degli anni ‘80, gli Stati Baltici tentarono una ribellione pacifica contro l’Unione Sovietica.

Una delle manifestazioni principali si svolse nel 1989, quando i tre Stati Baltici formarono una catena umana, chiamata appunto la Catena Baltica. Circa due milioni di persone in piedi, mano nella mano, per più di 600 km, formarono questa catena che da Tallinn passava per Riga (Lettonia) fino a Vilnius (Lituania), cercando disperatamente di attirare l’attenzione del mondo occidentale e di mostrare ai leader sovietici che gli Stati Baltici erano capaci di iniziativa nazionale e individuale.

Nel 1988, 300.000 estoni si riunirono nel Campo del Festival della Canzone di Tallinn, per cantare inni nazionali. La tradizione del Festival era iniziata già nel XIX secolo, ma sotto l’occupazione sovietica era vietato cantare canzoni patriottiche. Quando il coro attaccò una delle canzoni più commoventi, “ Terra dei miei padri, terra che amo”, gli ufficiali sovietici cercarono di soffocarla con una marcia suonata dagli altoparlanti.

In ogni caso, l’era dello “scioglimento” era già iniziata e l’Unione Sovietica cadeva in pezzi. Il 20 agosto del 1991 l’Estonia dichiarava la sua indipendenza.

Nonostante l’occupazione straniera e l’ideologia brutalmente imposta, gli estoni avevano sempre mantenuto la loro identità nazionale e la loro voglia di indipendenza. Questo è andato a beneficio dalla lingua e della cultura estoni. Lo sviluppo democratico del Paese e una valida economia di mercato hanno portato l’Estonia a diventare membro della NATO nel 2003 e dell’Unione Europea nel 2004.